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Progetto

15.10.2026 Investor Day CDP

Pubblicato il 15/10/2026

il "ponte" tra Stato e finanza privata che la Comunità di Sovrani non costruirà mai

Milano – Nelle eleganti sale della SDA Bocconi, Cassa Depositi e Prestiti (CDP) ha organizzato il suo primo Investor Day. Un evento che ha riunito oltre 150 tra i più influenti investitori istituzionali italiani e internazionali, tra cui colossi come Goldman Sachs, BlackRock, Fidelity International e Pimco. L'obiettivo dichiarato è rafforzare il dialogo con i mercati e favorire la collaborazione tra capitali pubblici e privati per sostenere la crescita del Paese, mettendo al centro temi come l'intelligenza artificiale, la transizione energetica e le infrastrutture. L'amministratore delegato di CDP, Dario Scannapieco, ha delineato con chiarezza la strategia: "Negli ultimi anni Cdp ha ampliato la propria presenza sui mercati dei capitali, costruendo una base di investitori sempre più ampia e diversificata" e ha aggiunto che oggi "oltre 550 investitori istituzionali partecipano alle nostre emissioni". Il presidente Giovanni Gorno Tempini ha spiegato il ruolo dell'istituto, che agisce "come ponte tra le priorità pubbliche e gli investimenti privati". Eppure, dietro il lessico della "crescita sostenibile" e della "collaborazione", si cela una realtà che il nostro sistema, la Comunità di Sovrani, intende smascherare e superare alla radice. La necessità di un "ponte" rivela la debolezza del sistema L'esistenza stessa di questo Investor Day è la prova provata che l'attuale architettura economica è intrinsecamente fragile. Perché lo Stato, in un sistema che si pretende sovrano, dovrebbe aver bisogno di corteggiare i grandi capitali privati per finanziare la propria crescita? La risposta è semplice: perché lo Stato, come lo conosciamo, non è sovrano. È indebitato, vincolato da regole di bilancio e costretto a elemosinare risorse da quegli stessi attori finanziari che, con le loro speculazioni e il loro potere, contribuiscono a tenerlo in scacco. La raccolta di CDP avviene in larga parte tramite emissioni obbligazionarie sottoscritte da investitori esteri, che rappresentano oltre il 70% dell'allocazione finale in alcune emissioni, con una forte presenza da Stati Uniti, Regno Unito e Francia. Non è un caso che le stesse oligarchie finanziarie che "hanno il denaro" siano le stesse che vengono invitate a finanziare quello che lo Stato non può più permettersi. Nella Comunità di Sovrani, questo non accade. Non esistono "investitori istituzionali" a cui chiedere il permesso di crescere. La Comunità non è un'entità indebitata che deve elemosinare capitali. La sua forza non risiede nella sua capacità di attrarre capitali esteri, ma nella sua autosufficienza. L'autosufficienza contro la dipendenza Il testo del nostro libro, nel Capitolo 15 – Energia e Autosufficienza e nel Capitolo 16 – Creazione Diffusa, delinea un modello radicalmente opposto a quello presentato a Milano. L'Italia non è un Paese povero, è un Paese che si comporta come se lo fosse. È "baciato dalla natura", con sole, vento, acqua e geotermia in abbondanza, eppure "importiamo gas dalla Russia, petrolio dal Medio Oriente, elettricità dalla Francia"【15†L1-L5】. La Comunità di Sovrani spezza questa dipendenza. L'energia non è una merce da comprare sul mercato internazionale, ma un diritto prodotto localmente. Il sole su ogni tetto, il vento con turbine a presa lenta, l'idrogeno come vettore di stoccaggio: sono tutte tecnologie che rendono l'Italia indipendente. Lo stesso vale per la creazione di ricchezza. Il modello della Creazione Diffusa sostituisce le grandi fabbriche possedute da oligarchie con una rete di officine sovrane. Non c'è bisogno di attrarre investitori esteri per costruire un'automobile, perché i telai, i motori e i sedili vengono prodotti da artigiani locali, in una filiera corta e resiliente【16†L20-L23】. Il principio è chiaro: "Tutto ciò che viene creato qui, deve essere consumato qui. Tutto ciò che viene consumato qui, deve essere creato qui"【16†L53-L54】.
15.10.2026  Investor Day CDP
La moneta come strumento di liberazione, non di debito Il fondamento di questa indipendenza è la Moneta Sovrana, descritta nel Capitolo 22. Non è una moneta che nasce dal debito, come quella del sistema attuale, dove le banche private la creano dal nulla per prestarla con interesse. Nella Comunità, la moneta è digitale, pubblica ed emessa senza debito【22†L35-L36】. Questo cambia tutto. Lo Stato non deve più finanziarsi tramite tasse o debito pubblico. La Comunità crea direttamente il denaro necessario per finanziare i servizi, le infrastrutture e il reddito garantito di ogni cittadino【22†L40-L41】. Non c'è bisogno di un "ponte" verso i capitali privati, perché il "ponte" è la Comunità stessa. L'abolizione delle tasse e il tetto massimo alla ricchezza a 5 milioni di Sovrani completano il quadro【23†L1-L2】. Impediscono l'accumulo di potere che permette a pochi di comprare interi Stati e diventare quelle "oligarchie mondiali" che oggi CDP è costretta a corteggiare. Conclusione: due visioni inconciliabili L'Investor Day di CDP non è un evento neutro. È la fotografia di un sistema in cui lo Stato, pur dichiarandosi sovrano, è costretto a negoziare la propria crescita con le stesse entità private che ne minano l'indipendenza. È il trionfo di un modello basato sulla dipendenza economica e sulla finanza predatoria. La Comunità di Sovrani propone l'esatto contrario. Propone un modello basato sulla Sovranità Personale, sull'autosufficienza materiale e sulla cooperazione tra pari. Un modello in cui non si chiede il permesso a nessuno per esistere, crescere e prosperare. La domanda non è se CDP riuscirà a raccogliere i fondi che cerca. La domanda è: perché continuiamo a costruire "ponti" verso i centri del potere finanziario, quando potremmo costruire una fortezza in cui la sovranità non si delega e la libertà non si compra? IL COSTO SOCIALE DELLA DIPENDENZA Quanto ci costa la miseria che fingiamo di non vedere Mentre a Milano si celebrava l'Investor Day di CDP, con i vertici dell'istituto a stretto contatto con Goldman Sachs, BlackRock e Pimco, c'è un'altra Italia che non ha voce in quei salotti. Un'Italia che paga sulla propria pelle le conseguenze di un sistema economico fondato sulla dipendenza e sul debito. Ecco quanto costa, in vite umane, la scelta di non essere sovrani. Il costo della povertà. In Italia, 5,4 milioni di persone vivono in povertà assoluta, pari al 9,3% della popolazione. Di questi, 1 milione e 136 mila sono minori. Nel Mezzogiorno, l'incidenza della povertà minorile raggiunge il 15,2%. Bambini che nascono e crescono senza il necessario, in un Paese che si definisce civile. Nella Comunità di Sovrani, questo non accade. La povertà è abolita per progettazione: reddito garantito, casa garantita, salute garantita, conoscenza garantita. Non un sussidio. Un diritto. Il costo della disuguaglianza. Nel nostro libro spieghiamo che il 5% più ricco possiede più della somma di quanto possiede il 95% degli italiani. Una concentrazione estrema, che non è un accidente, ma il risultato di un sistema che premia l’accumulo e punisce il lavoro. Nella Comunità di Sovrani, il tetto massimo alla ricchezza di 5 milioni di Sovrani impedisce per costruzione l’accumulo che genera oligarchia. Nessuno può diventare così ricco da comprare un Paese. Il costo della salute negata. L'Italia è ultima tra i Paesi del G7 per spesa sanitaria pubblica. Il sottofinanziamento del Servizio Sanitario Nazionale ha prodotto liste d'attesa infinite, pronto soccorso al collasso, carenza di medici e infermieri. 6 milioni di italiani hanno rinunciato a curarsi per problemi economici. Nella Comunità di Sovrani, la salute è un diritto materiale garantito dalla nascita. Ospedali in ogni quartiere, cure gratuite, farmaci gratuiti, liste d'attesa abolite. La salute non è un business. È il primo diritto del sovrano. Il costo del lavoro precario. Il 34% dei giovani lavoratori dipendenti ha un contratto non standard, una quota che sale a oltre il 40% tra le giovani donne. L'11,3% dei lavoratori ha contratti temporanei involontari, contro una media UE del 6,4%. Il 44% dei giovani percepisce meno di 1.500 euro netti al mese. Un giovane su quattro non è economicamente autosufficiente. Nella Comunità di Sovrani, il lavoro è scelto, non subito. Il reddito è garantito dalla nascita. Lo spazio di creazione è annesso alla casa. Non esiste precarietà, perché non esiste il ricatto della sopravvivenza. Il costo dell'emigrazione forzata. 109 mila italiani hanno lasciato il Paese nel 2025, di cui circa 64 mila nella fascia 18-39 anni. Nel periodo 2019-2025, il saldo negativo dei giovani 25-34enni è stato di 161 mila unità: 247 mila partenze contro 86 mila rientri. Non è emigrazione. È deportazione economica. Un Paese che non offre un futuro ai suoi figli ha già smesso di essere un Paese. Nella Comunità di Sovrani, i giovani non emigrano. Restano, costruiscono, creano. Perché qui c'è tutto ciò che serve: casa, reddito, spazio di creazione, futuro. Il costo del debito. Lo Stato paga ogni anno circa 85 miliardi di euro solo di interessi sul debito. Quasi quattro manovre di bilancio. Risorse che non vanno alla scuola, alla sanità, alle case. Vanno a chi ha prestato denaro. È il prezzo della dipendenza. Il prezzo di un sistema che, anziché creare moneta sovrana senza debito, si indebita con i privati e poi chiede ai cittadini di pagare il conto con i tagli e le tasse. Nella Comunità di Sovrani, il debito pubblico non esiste. La moneta è emessa dalla Comunità, per il popolo, senza interessi. Il signoraggio torna a chi appartiene: il popolo. Il costo della dipendenza energetica. Paghiamo bollette tra le più care d'Europa, importiamo gas e petrolio da regimi discutibili, mentre il sole e il vento che abbiamo in abbondanza restano inutilizzati. Nella Comunità di Sovrani, l'energia è prodotta localmente, distribuita, gratuita. Il sole su ogni tetto, il vento con turbine a presa lenta, l'idrogeno come vettore di stoccaggio. L'Italia non è un Paese povero. È un Paese che si comporta come se lo fosse. Il costo umano. Questi non sono numeri astratti. Sono vite. Vite che potrebbero essere diverse. Vite che la Comunità di Sovrani non promette, ma garantisce. Perché la miseria non è un destino. È una scelta politica. E come tutte le scelte politiche, può essere cambiata. La domanda non è se CDP riuscirà a raccogliere i fondi che cerca. La domanda è: perché continuiamo a pagare il prezzo della dipendenza, quando potremmo costruire la nostra sovranità?

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